Penso a come potrei spiegare i colori ad un cieco.
Per me profumo e colore sono sempre stati legati, ma sarebbe lecito e
obiettivo spiegare i colori con i profumi, con i profumi e le sensazioni?
Il roso inglese, un colore che amo molto e che ha pure il morboso nome
di caput mortuum, è intenso e acre,
proprio come il profumo della pianta di pomodoro.
Il bianco è come il profumo del cetriolo, anche se il cetriolo è verde.
Chiudi gli occhi, annusa un pezzo di cetriolo e
dimmi se esiste qualcosa che profumi maggiormente di bianco.
La rugiada del mattino è marrone. L’asfalto appena posato è giallo.
E verde è in eterno il profumo dell’erba appena tagliata.
L’azzurro, in tutte le sue sfumature, si avvicina alla trementina vegetale,
che è imparentata alla lontana con gli oli eterei della lavanda.
Se chiudo gli occhi e annuso un panno intriso di trementina, o
tengo in mano il vecchio bicchiere di latta in cui pulisco i pennelli,
vedo un colore fra l’acquamarina e il granito.
Mi accorgo all’improvviso di non aver mai chiesto a un cieco
fino a che punto è cieco. Non è detto che sia tutto nero,
magari il sole apre anche a loro quegli occhi della mente
che in me si aprono quando penso a te.
Il pensiero illumina dall’interno.
Apro gli occhi per scriverti tutto questo e guardo il muro di granito
più azzurro che grigio, nell’angolo d’ombra dove Bastian sta disteso
con la lingua fuori, lasciando che il fresco gli entri nel corpo.
La cagnetta Perle si è infilata sotto la poltrona nell’atelier.
E’ maggio nel mio cortile, e qui maggio è così.
Il mese dei profumi,
il mese dei colori e del desiderio.

Iselin C. Hermann
"Per lettera"

 

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