Le descrizioni di città visitate da Marco Polo
avevano questa dote: che ci si poteva girare in mezzo col pensiero,
perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa.
Col passare del tempo, nei racconti di Marco
le parole andarono sostituendosi agli oggetti e ai gesti:
dapprima esclamazioni, nomi isolati, secchi verbi, poi giri di frase,
discorsi ramificati e frondosi, metafore e traslati.
Lo straniero aveva imparato a parlare la lingua dell'imperatore,
o l'imperatore a capire la lingua dello straniero.

Italo Calvino
Le Cittą invisibili

cinderella [qui metti la chiocciolina] cartoni .it
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